Nell'ultimo week-end di giugno Gmb1 e Gmb4 partecipano ad una gita
congiunta con le rispettive famiglie. Destinazione il Friuli e
precisamente la valle del Vajont. Avendo annunciato le previsioni meteo
un pomeriggio del sabato alquanto piovoso, il gruppo si muove verso la
destinazione con una certa lentezza, visitando alcune gradevoli
cittadine lungo il tragitto e lasciando l'esplorazione dei luoghi del
disastro alla domenica seguente quando il tempo sarebbe stato
decisamente più clemente.
Prima tappa Marostica, dove nella ridente piazza c'è la grande scacchiera per i noti tornei.
Dopo una rilassante colazione, il gruppetto si muove all'esplorazione del luogo che appare in tutta la sua gradevolezza.
Chiese e giardini la fanno da padroni in una giornata talmente assolata da porre seri dubbi sul maltempo incombente.
Prima di lasciare la cittadina, che per ragioni di tempo non si è potuta
visitare esaustivamente, c'è modo d'imbattersi nell'eccentrica
contrarietà di un cittadino che ha manifestato tutto il proprio
disappunto verso l'amministrazione comunale affiggendo esternamente al
proprio immobile un cartello dal vago sapore polemico.
Ripreso il viaggio, approdiamo in quel di Bassano dove i parcheggi non
sono di certo rimasti fermi alla prima guerra mondiale, dotati di
piazzole dedicate alle neo mamme e privi di ticket cartaceo in quanto le
telecamere inquadrano e registrano la targa del veicolo con risultato
decisamente efficace.
E' praticamente ora di pranzo, ma indugiamo ancora un poco per le vie
della ridente cittadina e da una balconata panoramica ci prendiamo le
prime foto del famoso ponte degli alpini.
Il panorama è decisamente gradevole, ne converrete.
Ritorniamo quindi sui nostri passi ed entriamo nel ristorante che poco prima avevamo adocchiato.
Gmb1 siede a tavola con la sua solita maestosità, distogliendo lo
sguardo e pregustando mentalmente ciò che di lì a poco ci porteranno.
Con la contentezza che deriva dall'aver messo in pancia un buon desinare
ed anche un goccetto di ottimo vino, usciamo a fare due passi sostando
per diversi minuti sul caratteristico ponte.
Tra un bacino e l'altro c'è modo di sfoderare l'armamentario d'ordinanza.
La giornata è limpida. Il borgo che si affaccia e si rispecchia nelle
limpide acque del Brenta c'invoglia a non lesinare con gli scatti.
Tappa successiva Asolo con la visita alla fortezza dove una supplicante
fanciulla incarcerata da tempo attende che noi abbiamo a liberarla. Come
resistere ad un invito così sensuale e pressante?
E mentre le consorti sono provvidenzialmente tenute a bada dal giovine
gitante, noi arditi muniti di brando, ma non per colpirla né ferirla,
propiziamo l'uscita della donzella dalla torre e copriamo valorosamente
la sua fuga ed il ritorno in patria, paghi della sua promessa di futura
copiosa ricompensa.
Prima di un ennesimo rifocillamento, ci godiamo il panorama da un punto d'osservazione privilegiato.
E' ora ormai del tragitto finale. Tutti in posa sorridenti e contenti.
Le consorti per la piacevole chiacchierata. I maschietti per la valorosa
impresa di poco prima che a tempo debito porterà gloria ed onore.
Non par vero di finire proprio nell'occhio del ciclone.
Dopo qualche momento di vera apprensione, il cielo si placa e fa presagire un arrivo a destinazione meno problematico.
Siamo ormai a pochissimi chilometri da Erto. Impossibile non fare uno
stop subito e cominciare a metabolizzare la dimensione dell'immane
disastro.
Gmb4 non riesce proprio a credere che quella montagna di detriti
rocciosi lì davanti ai suoi occhi sia proprio la frana staccatasi dalla
montagna e venuta giù a riempire tutta la vallata.
Prima di cena entriamo nella gradevolissima dimora che Gmb1 ha prenotato per il pernottamento delle due famiglie.
In men che non si dica siamo di nuovo seduti a tavola.
Iniziamo morbidi con un antipasto a base di salumi. Seguirà dell'ottimo cervo e frico per chi ne vorrà.
Il letto più comodo che mai abbiamo trovato in trasferta concilia un
buon sonno. La levata è però spettacolare grazie al tempo che si è
rimesso in sesto.
Dopo colazione cominciamo a prendere le coordinate della vallata consultanto la dettagliata cartina.
Con i favori della locandiera, riusciamo ad aggregarci all'escursione
guidata. Vi partecipa anche un folto gruppo della Protezione Civile.
Saliamo speditamente a piedi verso Casso e nell'ascesa abbiamo modo di
vedere da altra posizione prospettica l'enorme massa rocciosa che,
scivolando lungo il pendio della montagna, è andata a scalzare l'acqua
della diga proiettandola rovinosamente sui paesi circostanti.
Casso si salva. La posizione più favorevole mette al riparo i suoi abitanti.
Uguale sorte non tocca a tanti altri sventurati.
Il disastro annunciato si comprende veramente fino in fondo solo
calpestando di persona i luoghi di questa valle. La diga è ancora lì.
L'acqua non c'è più ed al suo posto un'immane quantità di terra e
detriti rocciosi.
Proseguiamo per il sentiero che dall'alto di Casso ci porterà giù fino
alla diga. L'invito all'attenzione da parte della guida per
l'attraversamento di un tratto scoperto, dove lo strapiombo è notevole,
pare superfluo. Di lì a poco, causa scivolata e rovinosa caduta per
alcuni metri, Gmb4 avrà modo di rendersi conto come il confine labile
fra la vita e la morte a volte sia un fatto di mera ed ineluttabile
casualità.
Al prezzo di qualche lievissima escoriazione, anche Gmb4 giunge nei
pressi della diga che ha resistito indenne alla tracimazione fulminea di
tutti quei milioni di metri cubi d'acqua.
Dove una volta c'era una tettoia in cemento ora c'è una passerella
metallica che consente ai visitatori l'attraversamento della stretta
valle.
Il canyon perfetto. Un invaso artificiale chiuso a valle da quella che è ancora oggi una delle più alte dighe del mondo.
Nel pomeriggio, dopo un breve pasto, scendiamo a visitare il museo di Erto. Emblematica questa targa.
Se mai ce ne fosse ancora bisogno, una ricostruzione tridimensionale in
scala ridotta della vallata mostra con grande evidenza il prima...
... e il dopo della tragedia.
E' sera ormai in questa interminabile giornata di fine giugno. Gmb1
guida estremamente sicuro di sé procedendo ad occhi chiusi in direzione
di casa.
Pochi chilometri ancora e saremo giunti a destinazione. Il ricordo di
quei momenti che hanno destato in noi viva impressione, ci accompagnerà
ancora nelle giornate successive.








































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